Myanmar, Inlake: uniti per donare gioia ai bambini

da Viaggioltreillimite

Organizzando il mio viaggio in Birmania, sentivo che mancava ancora un ultimo dettaglio, cercare di portare un piccolo contributo a quelle persone cosi pure. Ma dove di preciso? Iniziai a fare delle ricerche e trovai tre orfanotrofi con bambini dall’ eta’ dai 4 ai 13 anni, feci una ricerca più’ approfondita per capire quale potesse avere bisogno di più’ cure, e il destino mi fece arrivare all’associazione Children do Matter (https://www.childrendomatter.org/it), un associazione con un unico scopo donare dignità ai bambini  e capii subito che l’orfanotrofio giusto era il Sasana.

Children do Matter

L’orfanotrofio era in un villaggio dalle parti di Inlake, il tutto a dirigere un direttore monaco molto rigido e due signore assunte dall’ associazione che si occupavano di pulire i dormitori e cercare di prendersi cura dei 146 bimbi.

Da marzo iniziai la mia  raccolta fondi con tutti i miei amici di Torino, credetemi che era la prima volta che organizzavo questo progetto tutto solo, ma ci credetti  fin dall’inizio.

Chiedendo ai miei amici più cari il sostegno avevo stimato un budget da portare in orfanotrofio di circa 700 euro, ma in poco tempo passavano i giorni e il mio budget cresceva di continuo fino ad arrivare a 2180 euro. Non si poteva spiegare l’emozione, la responsabilità ma soprattutto la gioia che provavo ad avere cosi’ tanti amici che sostenevano il mia causa. Erano tutti entusiasti di ciò’ che stavo creando  tanto da organizzare aperitivi e cene benefiche.

Arrivai finalmente a Inle Lake dopo un odissea a causa di diversi voli cancellati all’ultimo momento. Arrivato in aereo da Bagan a Heho con la compagnia aerea Myanmar Airways al costo di 80,00 euro. Ero agitato, molto agitato perché solo poche ore mi dividevano dai bambini dell’orfanotrofio. Tutto ciò che avevo progettato da mesi stava diventando realtà ma l’agitazione non andava via. Arrivato in orfanotrofio nel pomeriggio, ho conosciuto Sue, una di quelle persone che ci crede ancora, una di quelle persone che mette anima e cuore nel donare un futuro migliore ai bambini, tutto senza un secondo fine ma solo per amore. Sono andato ad una riunione con il monaco per vedere cosa potesse servire, facendo un giro meticoloso di tutto l’orfanotrofio e scrivendo una lista di cosa comprare.

Ingresso dell'orfanotrofio Sasana
Ingresso dell'orfanotrofio Sasana
Con il monaco e Sue
Con il monaco e Sue

Finalmente era arrivato il momento di conoscere i bambini, quel momento che aspettavo di incontrare da mesi, quel momento che girava intorno a tutto il mio progetto. Grazie alla loro dolcezza la mia agitazione tutta di colpo sparì. Diciamo che all’inizio erano un po’ diffidenti, alquanto normale per i bambini, e pur non possedendo nulla, credetemi quando dico che erano belli con quegli occhi spensierati e pieni una felicita’ pura.

Avendo fatto un giro meticoloso di tutto l’orfanotrofio (come già’ detto) e capendo cosa potesse servire, l’altro obiettivo che mi ero prefissato era far visitare da un Dottore i miei piccoli amici, per capire le loro condizioni. Era una domenica di pioggia. Iniziammo le visite alle 9 del mattino, lo stato dei bimbi purtroppo erano disastrose, dei 146 visitati la maggior parte erano infetti da un infezione micotica (Tigna Scabbia) sulla testa e su altre parti del corpo. Due piccolini invece avevano bisogno di essere operati d’urgenza. Il primo aveva da due anni una ciste interno braccio grande come una pallina da tennis e non riusciva ad alzare il braccio, il secondo aveva problemi nell’urinare. Dovevamo assolutamente farli operare e cosi’ il giorno dopo lo facemmo. Ero impotente, tutto mi sembrava inverosimile, i miei occhi non volevano più’ vedere quella triste realtà, ogni bimbo visitato era un colpo al cuore.

Il giorno delle visite
Il giorno delle visite

Il giorno dopo ho accompagnato in i miei due piccoli amici, il ricordo che mi ha fatto più’ tenerezza è stato il momento di salire in auto, il monaco diede un sacchetto di plastica ad entrambi nel caso fossero stati male. Era la prima volta che salivano in auto. Durante il tragitto i bambini restavano in silenzio, questo perché nella loro cultura non esiste il lamentarsi, (un pò come noi occidentali  mi verrebbe da dire), ma nei loro occhi vedevo la paura, quella paura che un bambino non dovrebbe mai avere. Abbiamo passato la mattinata insieme poiché l’operazione era prevista per le 13, ho deciso che per distrarli sarebbero venuti con me alla ricerca del materiale per gli orfanelli, ovviamente entrambi meritavano un regalino come augurio per l’operazione. Arrivati in ospedale, (se così possiamo definirlo) abbiamo fatto “l’accettazione” fra il caos della gente che aspettava il proprio turno. I bambini erano entrambi in “sala operatoria“, decisi di rimanere il pomeriggio in ospedale perché  non me la sentivo di lasciarli soli al loro risveglio.

Con i miei due piccoli amici in ospedale
Con i miei due piccoli amici in ospedale

Finita l’operazione che andò molto bene, era sera ed era giunto il momento del ritorno verso l’orfanotrofio, i due piccoli eroi erano doloranti e affaticati, ma non lo davano a vedere perché sapevano che si sarebbero ripresi

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