Phnom Penh-cose da fare e vedere nella capitale

da Viaggioltreillimite

Erano cinque mesi che cercavo di documentarmi sull’ itinerario giusto, sulle foto che mi potessero colpire dando più emozioni e sulla storia di persone che hanno fatto qualcosa di positivo per questo bel paese nonostante la sofferenza patita. Beh quando il cuore inizia a scalpitare mentre osservi le foto di una destinazione, quello è il posto giusto, la prossima meta per te. Per capire la Cambogia bisogna partire da Phnom Penh (1975-1979) per non dimenticare il Genocidio di circa 3 milioni di Cambogiani. Ero partito con il timore di non trovare un popolo genuino e felice per il loro passato triste e travagliato, causato dall’esercito sanguinario dei Khemer Rouge comandati dal Primo Ministro Pol Pot, ma mi sbagliavo.

Ho trovato un popolo gentile con la sua terra meravigliosa, facile da poter organizzare una visita in completa autonomia e indipendenza. Partenza con Emirates da Milano Malpensa con scalo tre ore a Dubai e poi direzione per la Capitale (il costo del volo se prenotato 6/7 mesi prima e’ molto conveniente, io l’ho pagato 495 euro A/R). Al primo impatto vedo una città consumata e molto sporca che sorge sulle sponde del fiume Mekong,che fa respirare ancora oggi l’aria di un passato di violenza. Sono giunto dall’aeroporto all’ Hotel le Grand Mekong in 30 minuti a bordo di un Taxi pagato 10 USD. L’ hotel molto confortevole è costato per tre pernottamenti 27 USD. La giornata era terminata, ero pronto per riposare,  con la consapevolezza che l’indomani sarebbe iniziata la mia avventura.

Phnom Penh, come tutte le capitali Asiatiche e’ molto trafficata e rumorosa ma in Tuc Tuc e con pochi dollari è facile da girare. Direzione Museo del Genocidio di Tuol Sleng, ubicato nel centro della Città, costo d’ingresso 10 USD, un luogo così silenzioso da far male all’udito. Una volta era una scuola superiore ma nel 1975 e’ stata adibita a luogo di torture e prigionia, ribattezzata S-21. Era circondata da fili spinati elettrificati e da sbarre di metallo, chi entrava nella “scuola” era sottoposto a barbarie torture da parte dei Khemer Rouge per cercare di estrapolare informazioni, questi prigionieri facevano parte o della classe sociale borghese o erano cambogiani che collaboravano con gli americani. Dopo poco tempo l’epurazione fu’ di massa, chiunque poteva essere sottoposto a brutali torture. Dalla mia visita alla S-21 fino ad oggi mi torna sempre in mente la storia di un viaggiatore Americano che con  la sua Barca a vela voleva girare il mondo ma ormeggiando nel porto fu’ scambiato come spia e imprigionato subendo massacranti e svariate torture, non potendo così continuare il suo sogno, quello di girare il Mondo.

Choeung Ek Memorial
Choeung Ek Memorial

Una volta torturati i prigionieri venivano portati in un altro posto pieno di dolore e sofferenza, venivano condotti in un luogo di non ritorno … le fosse comuni. Choeung Ek Memorial era un cimitero noto come “Campo di Morte”, si trova al sud della capitale, facile da arrivare in Tuc Tuc. I prigionieri erano costretti a scavarsi da soli la propria fossa e venivano giustiziati con bastonate o coltellate (i proiettili erano troppo cari per “sprecarli”) i giustizieri erano bambini dai 10 ai 15 anni assoldati dai Khmer Rossi. Il mio campo visivo si riduceva a ciò che avevo davanti e di colpo ne ero dentro e ne facevo parte. A volte dimentico la sensazione che si prova, per questo amo questi viaggi lunghi, tutti i problemi, tutte le preoccupazioni che si hanno a casa scompaiono e devi solo preoccuparti di quello che hai di fronte. Davanti ai miei occhi avevo solo tanta sofferenza e l’aria odorava di morte. Mi hanno raccontato che quando piove i resti dei corpi e i loro abiti riemergono, mi piace pensare che la pioggia non sia altro che le lacrime di quelle vittime che gridano a voce alta, quelle grida che in vita non sono state ascoltate. Forse la lezione di oggi per me è ricordare questi momenti e apprezzarli, perché emozioni così forti ti fanno capire quali sono le cose importanti della vita.

Palazzo Reale
Palazzo Reale

Phnom Penh, non e’ solo tristezza e sofferenza, per fortuna e’ molto di più’. Ho visto monumenti bellissimi con storie interessanti e coinvolgenti come il Palazzo Reale e la Pagoda del Buddha di Smeraldo, per non parlare dei quartieri frizzanti dove lo street food è di casa mangiando con pochi Dollari.

La Capitale ha avuto il potere di aprire a 360 gradi il mio cuore e farmi provare forti emozioni, è stato un viaggio culturalmente e moralmente forte. Ho conosciuto un popolo che nonostante le sofferenze avvenute solo 40 anni fa era sempre pronto a sorridere e ad andare avanti con la consapevolezza che la vita e’ una sola e va vissuta al meglio. Era finita la mia avventura a Phnom Penh ed ero pronto per partire per Siem Reap per continuare la mia ricerca della felicita’ come stato dell’essere.

Ti potrebbero piacere

Lascia un commento