Il vero cambiamento avviene dentro noi stessi

da Viaggioltreillimite

Mi è capitato di leggere vari articoli riguardanti il cambiamento di vita, o altrettanto leggere libri che parlano della ricerca della felicità. I protagonisti raccontano di come hanno avuto il coraggio di lasciarsi andare al cambiamento e ricominciare una nuova vita o seguire il pensiero filosofico di una vita minimale, avendo uno stile di pensiero diverso dalla massa, senza tutte le ansie che questa società moderna ci obbliga a vivere.

Ma che cos’è la filosofia minimale?  

Forse questa cosa ci sta sfuggendo un pò di mano, perché a volte mi capita di imbattermi in articoli scritti trovando pareri discordanti. Sinceramente io non sapevo da dove potesse nascere questo termine e perché si chiamasse minimalismo, e affidandomi a Wikipedia e vari Blog, ho letto che nasce negli anni ’60 e che è protagonista del radicale cambiamento del clima artistico, caratterizzata da un processo di riduzione della realtà. Ci sarebbero tante spiegazioni ma ho voluto trovare la più interessante ma soprattutto quella che era più comprensibile. Questo concetto filosofico si è esteso in tutte le discipline creative molto velocemente, dalla moda, al design, all’architettura, alla letteratura, alla musica arrivando persino allo stile di vita.

Less in more

E’ la famosa affermazione in inglese diventata parola essenziale dall’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe. Si ispira ad un principio: il di più, si ottiene costruendo un edificio sul concetto dell’essenzialità; il meno.  

Analizzando questa definizione, forse si capisce che non consiste solo in una semplificazione di oggetti, ma di una ricerca consapevole di ciò che ci rende felice. Quindi una vita minimale serve a vivere con un obiettivo ad alto focus avendo di più a livello interiore, disfandosi di ciò che pensiamo sia superfluo. Mi è capitato di trovarmi a parlare con persone che di minimalismo ne fanno uno stile di vita, forse anche un pò troppo estremiste dato l’accanimento contro il consumismo, pensando che comprare il troppo soprattutto dalle multinazionali, sia il male più in assoluto e poi magari hanno cellulari o fotocamere di alta tecnologia, distribuite solo da grandi catene. Forse io non capirò mai questo stile di pensiero ma soprattutto non capirò mai la coerenza delle persone. Tra pareri discordanti una cosa l’ho capita, che questo stile di vita minimale o cambiamento verso questo pensiero non per forza deve essere così estremista. Forse essere minimalista, oltre che essere una filosofia di vita, sia un vero e stile di pensiero e non per forza chi ama beni materiali, in realtà è una persona sola che tenta di colmare un vuoto, magari è semplicemente una persona che ama premiarsi facendosi un regalo, come magari una persona dallo stile minimale ama premiarsi facendo un uscita in mezzo alla natura per riordinare le proprie idee. Essere minimalista è difficile oggi giorno, diciamo la verità, perché i comfort che ci creiamo servono a farci vivere bene e avere tutte le comodità, non è certo una cosa negativa, dobbiamo essere onesti con noi stessi. Abbiamo passato tutti quel momento in cui un oggetto ci dava più felicità di un abbraccio, l’importante è essere consapevoli che la gioia del bene materiale non durerà a lungo, perché ti sazia solo per un istante.  Avere non è la strada per la felicità, Ma non è detto che non avere lo sia. Insomma, minimalismo o no, credo che spetti a noi saper riconoscere quale sia la strada giusta per essere felici, anche perché saper riconoscere la propria felicità, è già un passo avanti verso la strada del nostro cambiamento, che non dev’essere per forza estremo, a volte basta solo dire ad alta voce cosa ci rende felici.

Ma quando capiamo che siamo pronti al cambiamento?

Quando riusciremo a stare bene con noi stessi nonostante il nostro essere diversi, in una massa di uguali. Quando riusciremo a guardare la bellezza delle persone senza trasformarci in numeri o in etichette o in stili diversi di vita, riuscendo a capire che ognuno di noi trova la felicità in maniera diversa, e se è diversa dalla nostra non è un male. Questo ci insegna che nel momento in cui capiamo che essere felici vuol dire stare bene ovunque, è lì che siamo pronti a cambiare perché il vero cambiamento avviene dentro noi stessi Forse non esiste un momento preciso per cambiare, esistono attimi di felicità che ci inducono a pensare, perché non posso essere felice tutti i giorni anche solo per dieci minuti. Ed è proprio questo l’esperimento da fare, essere veramente felici per almeno 10 minuti al giorno, pensando a cosa vi fa stare bene e facendola. Dieci minuti sembrano pochi ma credetemi, vi accorgerete che non è sempre facile avere tempo per noi stessi, perché la vita che abbiamo scelto, ha sempre un caro prezzo. Se alcuni oggetti materiali vi rendono felici comprateli ma con la consapevolezza e sopratutto la coerenza che sono solo oggetti,  ma abbiamo l’obbligo verso noi stessi di provare ad essere felici perché la vita è solo un attimo. Conosco persone che accettano gli schemi sociali e che amano la loro vita, Lavorano un anno intero per comprarsi beni di ogni tipo e non cambierebbero mai il loro stile di vita perché stanno bene con se stessi; sogni diversi.

E se la felicita avesse diversi aspetti di pensiero?

Cambiare modo di pensare è più importante del cambiare stile di vita, perché il nostro pensiero è consapevolezza. Dobbiamo capire che tutto cambia intorno a noi e sta a noi restare e sentirci unici. Tiriamo fuori le emozioni, abbracciamo il cambiamento, piangiamo, urliamo, ridiamo. Facciamo uscire tutti i nostri stati d’animo e proviamo a capire dove si rifugia la nostra felicità e il nostro amore per la vita. Cambiare vuol dire crescere. Cambiare vuol dire essere onesti. Cambiare vuol dire essere vivi. Cambiare vuol dire essere innamorati della vita.

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