Nomadismo digitale: che cos’è, come si diventa, pro e contro

da Viaggioltreillimite
Amore & Nomadismo Digitale
Amore & Nomadismo Digitale

Siamo Luca & Daniela, e se ci aveste conosciuti quando avevamo 7 anni, forse avreste già potuto indovinare cosa avremmo fatto da grandi, nonostante a quel tempo fossimo convinti di voler diventare un falegname e una benzinaia.

Lui

Smontava PC per capirne il funzionamento e da vero pigro qual era, smanettava negli script di DOS per avviare videogiochi in modo più rapido.

Lei

Aveva già  letto tutti i libri della biblioteca ragazzi, parlava tanto e faceva un sacco di domande a tutti, tutto il giorno. Questa è stata la sua  marcia in più in campo lavorativo.

Noi

Ci piaceva viaggiare, ma davvero tanto! Ma amavamo molto il nostro lavoro e finivamo col portarci il nostro PC in vacanza, come farebbe un bimbo col suo orsacchiotto. Nel nostro caso però l’orsacchiotto era indemoniato, tipo pupazzo parlante in Piccoli Brividi, con la voce dei nostri clienti che ci dicevano cosa fare, come  quella mattina, alle 4, in vacanza a San Francisco. Il lavoro non ci lasciava mai mentre eravamo in vacanza e la voglia di viaggiare ci tormentava mentre eravamo in ufficio. Bisognava rimediare: così è nato NerdTheTravel e siamo diventati nomadi digitali.

Nomadi digitaché?

Un nomade digitale è una persona che viaggia e lavora allo stesso tempo, anche se questa è una definizione piuttosto generica. In verità per essere un nomade digitale non importa davvero che lavoro fai o da dove lo fai, quanto spesso ti sposti, in che modo guadagni e neanche quante foto posti su Instagram con il tuo portatile aperto su una spiaggia tropicale, mentre sei circondato da gnocche e bicchieri di tequila. Quel che conta davvero è che tu abbia la possibilità di svolgere il tuo lavoro indipendentemente da dove sei, sia che tu sia un dipendente che lavora da remoto o una partita iva, l’importante è farsi pagare per le ore che lavori senza doverti recare in un ufficio tutti i giorni.

Non facciamoci abbindolare 

Vi sarà capitato di vedere foto con persone ritratte in bikini su una spiaggia mentre sorseggiano Pina Colada con un portatile aperto e che si definiscono nomadi digitali illudendovi che questa vita sia un sogno e che per esserlo basti passare qualche ora a settimana davanti a un computer. Sarebbe stata una figata epica ma ci abbiamo provato e possiamo garantirvi che lavorare dalla spiaggia non è assolutamente possibile. Quella che secondo noi è la differenza principale tra un viaggiatore o un blogger e un nomade digitale sta proprio nel fatto che il nomade digitale è pagato per le ore che lavora e perde il lavoro nel momento in cui non produce, da questo deriva che sia fondamentale avere costanza e disciplina. Ma non spaventatevi: questa vita ha dei punti di forza eccellenti! Se è vero che quando lavori non ha veramente importanza dove sei e il lavoro deve essere svolto rinunciando a spiaggia e Martini per parecchie ore al giorno tutti i giorni mentre gli altri se li godono, è anche vero che appena stacchi puoi goderti il tuo tempo libero esattamente come se fossi in vacanza. In un certo senso con questa vita abbiamo anticipato la nostra pensione potendo viaggiare con l’energia che si ha a trent’anni senza dover aspettare le ferie ad agosto.

Una vita di sacrifici ma che amiamo
Una vita di sacrifici ma che amiamo

Ma come siamo diventati Nomadi digitali?

Questa è sicuramente una delle domande che ci viene posta più spesso. Entrambi eravamo già contractor per clienti che coprivano circa l’80% delle nostre entrate, tipo dei dipendenti non dipendenti. Andavamo nel loro ufficio ogni giorno, ma non era essenziale che il nostro lavoro fosse svolto da lì. Presa la decisione di partire comunicammo loro di voler lavorare esclusivamente da remoto, ovviamente dopo aver garantito che saremmo stati reperibili in fuso orario italiano, indipendentemente da dove ci saremmo trovati nel mondo, e che avremmo mantenuto alta la qualità del nostro lavoro. Detto fatto. Messa casa in affitto salimmo su quel volo direzione Thailandia. Nessun rimorso! Lavoriamo prevalentemente con clienti italiani, ma in passato abbiamo lavorato entrambi anche con aziende e startup internazionali.

5 step per diventare un Nomade Digitale

Malesia
Malesia

 

Trova un lavoro che ti piaccia e che possa essere svolto da remoto. Sono davvero tanti i lavori che possono essere svolti da remoto, ad esempio puoi diventare un web writer, un programmatore, un graphic designer, un traduttore, un digital marketer o un social media manager. Chi più ne ha più ne metta!

Acquisisci le competenze necessarie e trasformale in lavoro. Esistono moltissimi portali di e-learning gratuiti e a pagamento, su cui studiare: codecademy, udemy, coursera. Ce n’è davvero per tutti i gusti!

Allenati alla disciplina. Questa è senza dubbio una delle sfide più grandi per un nomade digitale! Lavorare mentre tutti intorno a te si divertono o si organizzano per andare in spiaggia non è facile. Abituati a lavorare senza distrazioni e a portare a compimento i tuoi obiettivi senza qualcuno che ti controlli.

Impara a gestire gli imprevisti. Perché saranno tanti! Elettricità e internet sono imprescindibili per un nomade digitale, assicurati di avere un laptop con una batteria di buona durata e non risparmiare mai su una SIM locale con un buon pacchetto dati. Ti troverai a utilizzare prese elettriche improbabili in posti irraggiungibili durante i frequenti blackout asiatici e a trasformare il tuo cellulare in un router portatile.

Acquisisci i tuoi primi clienti. Prima di partire assicurati di avere entrate e clienti sufficienti per mantenerti in viaggio. Puoi iniziare a fare pratica e ad acquisire i tuoi primi clienti su siti come Upwork e Fiverr nel caso tu abbia scelto la strada del freelancing, o provare a farti assumere come dipendente o contractor da remoto su siti come weworkremotely o remote.com.

Una nostra giornata di lavoro tipo

Iniziamo a lavorare quando sono circa le 9:00 in Italia, e lavoriamo per circa otto o dieci ore al giorno, il ché significa che lo scorso anno, essendo in Asia, iniziavamo a lavorare nel primo pomeriggio e terminavamo la nostra giornata circa a mezzanotte, mentre quest’anno da Stati Uniti e Messico la sveglia suonava alle 3:00 o 4:00 del mattino e staccavamo all’ora di pranzo. Come è cambiata la nostra routine nel tempo? La nuova routine è che non c’è routine al di fuori del nostro orario di lavoro. Da quando abbiamo iniziato a viaggiare ogni giorno vediamo e impariamo cose nuove. Dobbiamo adattarci a nuovi luoghi ogni settimana, ma è anche per questo che amiamo viaggiare come nomadi digitali.

Quanto costa viaggiare così

Se avete seguito altri viaggiatori o siete voi per primi stati in Asia non sarete stupiti di quanto poco costi viaggiare in quella parte del mondo. Anche per noi è stata una salvezza, perché a giugno dell’anno scorso quando la commercialista ci ha notificato quanto avremmo dovuto pagare di tasse Daniela è scoppiata a piangere: doveva pagare più di quanto aveva sul conto. Che avere una partita iva italiana non sia una botta di vita immaginiamo lo sappiate già, la nostra pressione fiscale è tra le più alte al mondo e il fatto che noi in Italia ci passiamo pochissimo tempo agli occhi dello Stato è del tutto indifferente. Stare in Asia, però, con il costo della vita radicalmente abbassato ci ha permesso non solo di far fronte alla spesa ma anche di mettere da parte soldi a fine anno. Generalmente riusciamo a viaggiare restando in un budget a testa di circa 15€ al giorno, salvo negli USA, lì abbiamo dovuto svuotare il salvadanaio. Risparmiamo un sacco sul cibo preferendo sempre lo street food al ristorante e sugli spostamenti viaggiando spesso con autobus notturni o locali invece che con transfer privati o aerei. Quello su cui non risparmiamo mai è la connessione, prendiamo sempre una o due SIM con un alto traffico dati incluso perché non possiamo affidarci alle WiFi e serve sempre come già anticipato un piano B in caso la connessione venga a mancare o sia troppo lenta per lavorare, e sulla accommodation evitando sì gli hotel e optando per le camerate quando le camere private sono troppo costose, ma assicurandoci di avere sempre un’area comune ben attrezzata dove siano presenti le prese elettriche e una posizione comoda da cui poter lavorare. Per quanto gli ostelli siano economici, questo ci porta spesso a scegliere i più costosi della zona.

Gioie e dolori di questa vita

Viaggiare ci permette di vedere posti incredibili e vivere esperienze fantastiche, ma quello che ci piace più di tutto è che ci dà modo di conoscere persone da ogni parte del mondo. Vedendoci lavorare di fronte a loro tutto il giorno, i locali ci chiedono sempre perché non andiamo a fare un tour o a tuffarci in piscina invece che stare sempre davanti ai nostri computer, mentre in Italia le persone si domandano quando diavolo inizieremo a lavorare invece che cazzeggiare nei templi tutto il tempo. È proprio bello vedere come le percezioni cambino in base alla prospettiva! La ganzata è che passando tanto tempo in loro compagnia, le persone che lavorano nei posti dove alloggiamo si affezionano a noi e con tanti di loro siamo rimasti in contatto e ci scriviamo abitualmente nonostante siano passati mesi. La verità è che le cose non son sempre state facilissime da gestire, imprevisti come la batteria del tuo portatile che si gonfia e rischia di esplodere ma è introvabile o non acquistabile online e alla fine ti costringe a setacciare tutti i negozi della zona per settimane (Thailandia e Vietnam), o la corrente che salta in tutta la costa e ti lascia senza elettricità e WiFi fino a 12 ore al giorno (Cambogia), o la SIM che è impossibile da ricaricare e la struttura ha una Pocket WiFi di 5GB al giorno da dividere con tutti gli ospiti che siccome piove se ne stanno chiusi in casa a guardare Netflix e finiscono i dati (India), o il cane dell’ostello che si mangia il cavo della fibra ottica e lascia tutti senza internet per una settimana perché il tecnico non esce essendo periodo di festa locale e la tua SIM non prende segnale (ancora India) sono piuttosto comuni, ma l’esperienza ci ha resi dei fantastici problem solver che McGyver spostati.

Divertirsi lavorando
Divertirsi lavorando

… E poi ?

La meta finale del nostro viaggio ancora non la conosciamo, ma ci piace pensare che un giorno non troppo lontano troveremo il nostro posto nel mondo. La premessa, al di là della bellezza dei panorami da vedere al tramonto o delle tasse basse da pagare, è che ci sia il gelato e che sia buono!La vostra, per ora, se volete raggiungerci è Instagram su nerdthetravel. Se Luca si sbrigasse a pubblicarlo avremmo anche un sito

www.nerdthetravel.com, ma valli a capire questi programmatori che sembra sempre non facciano un tubo e poi finisce che son sempre presi a far cose.

Cari Dani & Luca noi vi ringraziamo per aver CONDIVISO e scritto la vostra storia. Non credevamo che la vita da nomade digitale fosse una vita con molti sacrifici e molte ore di lavoro. Forse come avete detto voi, siamo abituati a vedere foto di persone in location pazzesche con il portatile aperto e la tequila accanto, quando invece ci sono scadenze, sveglie assurde e ore precise di lavoro. Ci avete insegnato attraverso il vostro racconto, che anche il nomadismo digitale è un Lavoro Serio.  Siete stati molto chiari nel farci vedere i pro e i contro senza nascondervi dietro a qualche foto pazzesca. Grazie davvero per la vostra verità, ne avevamo bisogno!

Un caloroso abbraccio da viaggioltreillimite.

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