Couchsurfing in Africa: un esperienza da condividere

da Viaggioltreillimite

Sono Andrea, ho 33 anni e insieme alla mia compagna Annalisa (32) nel gennaio del 2014 ho deciso di cambiare totalmente stile di vita. Dopo aver lasciato un lavoro con contratto a tempo indeterminato e stipendio fisso decidemmo di partire per l’Australia con un visto vacanza-lavoro per capire come ce la saremmo cavata lontano da casa e ripartendo da zero. La necessità di dare una svolta alle nostre vite fu dettata da vari fattori, per quanto mi riguarda sicuramente la routine monotona e il grigiore della vita di una città come Torino furono ciò che più influirono nella mia decisione. Lo stress e l’insoddisfazione delle persone della mia città natale sono delle caratteristiche che raramente ho riscontrato in altri posti in cui ho vissuto, questo però ha fatto si che mi venisse voglia di andarmene facendomi scoprire la bellezza del viaggio e soprattutto del vivere nomade. Penso che se fossi nato in un bel paesino di mare con poche anime forse non sarei mai partito, pertanto mi reputo fortunato ad essere nato a Torino.

La partenza

Mentre partivamo per l’Australia ancora non sapevamo che negli anni a venire avremmo calcato il suolo di tutti i continenti e che saremmo rimasti per la strada con i nostri zaini in spalla per lunghissimi periodi. Partimmo senza progetti con una spensieratezza che fu la chiave del nostro benessere interiore. Fu un libro, “Vagamondo”, di Carlo Taglia a ispirare il nostro futuro e a farci pensare al viaggio come alla più grande scuola di vita e ad una possibilità unica per crescere. Dopo 2 anni vissuti intensamente in Australia decidemmo di attraversare tutto il sud-est asiatico senza volare e così per 7 mesi attraversammo paesi stupendi con culture, usi e costumi che ci sono entrate dritte nel cuore e hanno cambiato il nostro modo di pensare e di vivere per sempre. Dopo questo viaggio illuminante prendemmo la decisione di continuare a viaggiare per visitare il mondo in lungo e in largo prendendoci sempre più tempo possibile per farlo ovviamente con un budget moderato. Nel 2017 abbiamo deciso di sfruttare il visto lavoro neozelandese per visitare la terra più lontana da casa nostra e dopo un anno fantastico vissuto a contatto con la natura ci siamo rimessi lo zaino in spalla. Siamo tornati per qualche mese nella nostra amata India, per poi partire alla scoperta di un nuovo continente:

Africa

Abbiamo viaggiato per il continente Africano per 3 splendidi mesi attraversando Sud Africa, Namibia, Zambia e Tanzania e dato che il costo della vita per un viaggiatore è molto più elevato rispetto all’Asia abbiamo deciso di utilizzare “Couchsurfing” per cercare di risparmiare qualche soldo per il pernottamento e per entrare in contatto diretto con i locali. Personalmente trovo che chi utilizza questa piattaforma per ospitare, sia in Africa che nel resto del mondo, abbia una mentalità aperta e quindi sia ben predisposto al contatto umano e alla condivisione, per questo consiglio vivamente di utilizzarla ovunque vi troviate.

L’esperienza di viaggio con Couchsurfing

Un buon modo per conoscere il paese in cui stai viaggiando e la sua gente è utilizzare la piattaforma Couchsurfing. Quando io e la mia compagna Annalisa siamo partiti per l’Africa non immaginavamo quello che ci avrebbe aspettato al nostro arrivo. Reduci da esperienze di viaggio in Asia eravamo abituati a un budget completamente diverso per la sopravvivenza, infatti sia i mezzi di trasporto, che i pernottamenti e il cibo sono molto più cari nel sud dell’Africa rispetto all’Asia, le classiche guesthouse indiane ad esempio che per 2 persone potevano costarci 3/4 € a notte in Sud Africa arrivano a costare anche 25/30 €. È ovvio quindi che se si ha in progetto di viaggiare per mesi spostandosi continuamente le cifre africane non sono sostenibili, almeno per quanto ci riguarda. Temendo che il nostro viaggio sarebbe durato poco abbiamo deciso così di utilizzare Couchsurfing. Questa piattaforma funziona come i social network più comuni, la sua particolarità però, è che consente di contattare altre persone per chiedere ospitalità. Couchsurfing è secondo me una fonte immensa di opportunità, sia per chi ospita che per chi viene ospitato. Chi viene ospitato oltre a risparmiare il costo di una notte in ostello riceve qualcosa che difficilmente si può ottenere pagando, ovvero, un’esperienza con una persona locale che il più delle volte si mette a totale disposizione diventando una specie di giuda turistica dispensando preziosissimi consigli. A noi spesso è capitato che la persona che ci stava ospitando ci abbia portato in giro per la città in cui ci trovavamo facendoci scoprire luoghi caratteristici in cui mai ci saremmo imbattuti senza il suo aiuto. Chi ospita invece diventa un viaggiatore da fermo. Ebbene, purtroppo non tutti hanno la possibilità economica per viaggiare e come ci è stato raccontato da chi ci ha offerto ospitalità, accogliere a casa propria un viaggiatore straniero è un modo per confrontarsi con persone figlie di culture totalmente differenti dalla loro e provenienti da paesi lontani.

A Cape Town con Robyn

La nostra prima esperienza l’abbiamo fatta a Cape Town, in Sud Africa. Dopo aver inviato varie richieste ai profili che più si addicevano a noi abbiamo ricevuto risposta da Robyn, una ragazza all’epoca trentenne che immediatamente ci ha fatto un’ottima impressione. La richiesta iniziale era per un soggiorno di 2 notti ma siccome sia noi che lei eravamo molto felici del tempo passato insieme alla fine siamo rimasti 5 giorni. Ovviamente quando si è ospiti a casa di qualcuno ci si sente un minimo in debito e il modo migliore che abbiamo pensato per sdebitarci (da buoni italiani) è sempre stato quello di fare una piccola spesa

e cucinare qualche specialità nostrana e così è stato anche con Robyn che ha apprezzato moltissimo. Grazie a questo modo di fare si è creata sempre una connessione speciale con chi ci ha ospitato che spesso ci ha portato a stringere legami di amicizia vera. Robyn ci ha portato fuori la sera insieme ai suoi amici, ci ha raccontato di quanto le sarebbe piaciuto viaggiare ma che purtroppo col suo stipendio di segretaria le era appena possibile avere un tetto sotto cui dormire e del cibo. Ci ha suggerito i quartieri più significativi della città e ci ha parlato dell’Aparthied (la politica di segregazione razziale istituita nel 1948 dal governo di etnia bianca del Sudafrica), dal punto di vista di chi l’ha vissuta e di come a suo dire la vive tutt’ora. A differenza di quello che si pensa infatti le grandi differenze economico-sociali tra bianchi e neri sono tutt’oggi un problema per il Sud Africa. Con Robyn siamo rimasti in contatto e ancora oggi dopo 3 anni circa ci scriviamo. Questa splendida anima che dal primo istante in cui l’abbiamo conosciuta si è messa a completa disposizione ci ha insegnato ad aver fiducia nel prossimo offrendoci la sua casa e la sua compagnia senza un minimo di esitazione.

Livingstone, con Ivor e la sua splendida famiglia

L’arrivo in Zambia ci ha portato a Livingstone, una cittadina molto allegra e vivace. Il profilo in questo caso ci aveva incuriosito molto, Ivor infatti, spiegava come nella sua piccola casa avesse allestito una scuola che consentiva alle famiglie che non potessero pagare la tassa statale di mandare i loro figli a imparare l’inglese. Una volta arrivati ad aspettarci c’erano Ivor e la sua famiglia composta da sua moglie Sillar e dai suoi splendidi figli Sipiwe e Pilar. Il nostro soggiorno è durato 7 giorni ed è stato intenso ed emozionante. Ogni mattina un gruppo di 15/20 bambini dai 5 ai 12 anni si presentava sulla porta di casa e Sillar li accoglieva improvvisandosi professoressa di inglese. La sua dedizione nell’insegnare e soprattutto nel donare momenti di spensieratezza a questi bambini è stata davvero ammirevole. I ragazzi in Zambia spesso vivono in famiglie povere e numerose e sono costretti a crescere troppo in fretta, dovendo badare ai fratelli più piccoli e alle faccende domestiche perdendo troppo in fretta la spensieratezza tipica dei più piccoli. Per una settimana così, abbiamo aiutato Sillar con la scuola e abbiamo approfittato anche per organizzare una gita alle cascate Victoria con tutta la classe. Era impensabile per noi che pur vivendo a 3 km dalle cascate tra le più potenti ed emozionanti del mondo nessuno di loro le avesse mai visitate. I loro occhi alla vista dell’arcobaleno che avvolgeva l’incredibile scenario delle Victoria Falls rimangono tutt’oggi uno dei ricordi più carichi di emozioni della mia vita. Nei giorni a Livingstone abbiamo avuto l’opportunità di visitare la città in lungo e in largo grazie soprattutto ad Ivor che ci ha condotti nei posti più caratteristici facendoci vivere da vicino la quotidianità insieme alla gente del posto. Un giorno siamo stati invitati a casa di un’amica di Ivor che insieme alla sua famiglia stava facendo a pezzi un maiale sul pavimento in quello che come una specie di rito si ripete ogni anno. La macellazione si è svolta al lume di candela che ha dato alla pratica un tocco lugubre e mistico; non è inusuale infatti, che la corrente elettrica venga a mancare per lunghi periodi a Livingstone costringendo la popolazione ad arrangiarsi con candele e torce. Alla fine della nostra esperienza a Livingstone è stata dura salutare questa splendida famiglia e i bambini della scuola che in poco tempo ci hanno fatto innamorare della loro semplicità e dei loro sorrisi smaglianti.

Africa
Africa

Il nostro consiglio

Mi sento di consigliare a chiunque di utilizzarlo sia come ospite che come ospitante. Può secondo me davvero essere un mezzo per conoscere persone speciali e per esplorare i luoghi che ci si accinge a visitare molto più in profondità. È un mezzo che consente di arrivare in maniera immediata a rapportarsi con la cultura locale e che spesso e volentieri stupisce per la facilità

con cui si riesce a entrare in sintonia con perfetti sconosciuti. A chi invece sogna di mollare tutto e partire per una vita fuori dai soliti schemi che la società ci impone fin dalle scuole elementari non posso fare altro che dire: provaci! Spesso è la paura a condizionare le nostre scelte, la paura di non farcela, la paura di deludere le aspettative degli altri o la paura dell’ignoto ma la paura non dovrebbe mai essere determinante nelle nostre scelte perché altrimenti si finisce per vivere col rimorso di non averci provato. Io penso che il mondo sia un posto fantastico e sempre pronto ad accoglierci e chi ha un’energia positiva e un buono spirito d’iniziativa è destinato a raggiungere i propri obiettivi, qualunque essi siano. Fate la vostra esperienza come la desiderate voi senza farvi influenzare dalle paure e dai dubbi degli altri, fate in modo che gli unici protagonisti della vostra vita siate voi e siate pronti ad accogliere ogni avvenimento bello o brutto con lo spirito chi vuole imparare e fatene tesoro, la vita vi premierà.

Ringraziamenti

Andrea e Annalisa in molti li conosceranno per l’impresa che faranno con il loro amico del cuore Sami ai prossimi Giochi Paralimpici in Giappone, partendo da Torino in camper. Noi abbiamo avuto la fortuna di conoscerli fuori il contesto samiaroundtheworld, legandoci a loro, condividendo sogni e pensieri simili e imparando dalla loro splendida genuinità. Andrea e Annalisa sono due sognatori ribelli con degli ideali, persone vere con un semplice scopo: la ricerca della felicità viaggiando. Cari ragazzi, noi di viaggioltreillimite vi ringraziamo per aver CONDIVISO e scritto la vostra storia e averci raccontato la vostra esperienza di couchsurfing in Africa, sperando di spronare in futuro, molti viaggiatori indecisi di fare un’esperienza simile alla vostra con la responsanbilità ed entusiasmo, le basi per un esperienza perfetta.

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