Il Cammino di Santiago: un viaggio trasformativo

da Viaggioltreillimite

Chi sono i dovesiba?

Prima di condividere la nostra storia, ci sembra giusto partire dal principio: ma che cavolo significa DovesiBa? Dovete sapere che, quando ci siamo incontrati e incollati come due calamite nel 2016, Samu era una sorta di “celebrità di paese”, essendo un attivista, impegnato soprattutto nel sociale. Chiunque lo chiamava il Ba, per via delle iniziali del suo cognome, per cui, come coppia, diventammo subito i Ba. A settembre 2019, abbiamo scelto di raccontare le nostre esperienze di viaggio attraverso un blog e, di fronte alla scelta del nome per acquistare il dominio, ci venne in mente il gioco di parole con “dove si va?”… e così è nato il nostro DovesiBa. Ci piace definirci viaggiatori itineranti, perché proprio non ci riusciamo a scegliere un unico posto, quando organizziamo un viaggio: ci capita di costruire itinerari per tappe, dove abbiamo la possibilità di dormire ogni giorno in un luogo diverso e scoprire tutti i dintorni di una città, o un paese, la maggior parte delle volte dormendo in affittacamere, con gente del luogo. Preferiamo l’on the road, che sia in auto, pullman o treno, perchè ci piace vivere il viaggio anche durante gli spostamenti, lo definiamo il viaggio all’interno del viaggio.

Il Cammino di Santiago: un viaggio trasformativo 

Leòn-Santiago 

L’esperienza che forse per me, Marghe, è stata catartica, per capire che volessi dedicarmi completamente alla scoperta del mondo, è stato il Cammino di Santiago. All’epoca ero sola ed avevo letto l’omonimo libro di Paulo Coelho, in cui lo scrittore racconta autobiograficamente del Cammino, soffermandosi sulla crescita psichica ed emozionale. Lo vidi come un segno, un viaggio che mi avrebbe cambiato, forse, rendendomi più connessa a ciò che davvero è importante. Cinque anni dopo aver letto il libro ed iniziato a desiderare di compiere questo viaggio, sono partita, insieme a due persone per me molto importanti. Abbiamo scelto, tra i percorsi che il pellegrinaggio mette a disposizione (ben sei), il più conosciuto e battuto: il Cammino Francese. Per economia di tempo, avendo a disposizione solo tre settimane e decidendo di farlo a piedi, abbiamo scelto di partire circa da metà cammino, quindi da Leòn: una città abbastanza strategica, poiché è facilmente raggiungibile da Madrid – con tre ore di treno atv ci arrivi – e permette con semplicità di iniziare, per chi come noi era alle prime armi.

“Inizio a scrivere questo diario dalla tappa n°1: Villar de Mazarife. In effetti il mio cammino è iniziato un po’ prima, forse dal momento in cui ho scelto di intraprenderlo e, probabilmente, questa sarà la perfetta conclusione di un percorso iniziato ben cinque anni fa. Oggi, compiendo i primi passi sul suolo dove migliaia di pellegrini prima di me hanno camminato, ho riflettuto un po’ sulle circostanze che mi hanno portato qui, oggi. Il paesaggio è splendido, quasi bucolico; non avrei mai immaginato di riuscire a superare il primo giorno con così tanto entusiasmo. Spero di mantenerlo fino alla fine”.

Questo è quello che il mio taccuino di viaggio racconta di quei momenti: ora posso dire, con certezza, che l’esperienza trasformativa non si è conclusa alla vista della cattedrale, in Praza do Obradoiro, ma sta continuando ancora adesso, dopo otto anni. Quello che è avvenuto dopo è stato un concentrato di momenti di magia, condivisione, contatto e riconnessione con la natura (troppe volte trascurata) ed emozioni ancora vivide. Posso dire comunque, alla me di otto anni fa, che quell’entusiasmo l’ho conservato per tutti e 16 i giorni di cammino..ed ancora dopo!

Affrontare il Cammino di Santiago

Al di là dell’aspetto emozionale, è bene sapere che, intraprendere un viaggio a piedi come il Cammino di Santiago, è un’esperienza da fare in maniera consapevole. Per prima cosa, bisogna scegliere l’itinerario, il punto di partenza e di arrivo: per noi, come ho già accennato, l’inizio è stato a Leòn, in Castiglia; partendo da Milano, siamo giunte a Madrid e da lì abbiamo preso uno dei treni atv. Arrivando di sera tardi, abbiamo preferito prenotare un albergo zona stazione ed iniziare il Cammino il giorno seguente. In fase di programmazione, abbiamo deciso che saremmo arrivate fino alla fine, a Santiago de Compostela, mal’esperienza ci ha insegnato di non decidere a priori il punto di arrivo: le gambe sanno dove arrivare e quando fermarsi. Il proprietario di un ostello pronunciò una frase che, ancora adesso, mi riecheggia nella mente: il Cammino è vivo, ti chiama a sé; e se non è il tuo momento, allora fa di tutto per impedirti di proseguire. Noi, di imprevisti, ne abbiamo avuti, altrochè: ma ci sono state anche tantissime occasioni di recupero (alcune, se ci ripenso, non riesco nemmeno a spiegarle)! Può capitare, durante il Cammino, di perdersi, finire l’acqua, farsi male o avere febbre: se di fronte l’ostacolo si prepara subito la soluzione, vuol dire che è davvero il momento giusto! Per quanto ci riguarda, la preparazione fisica è servita, ma fino ad un certo punto: partendo in tre, all’inizio abbiamo dovuto accettare il fatto che dovevamo seguire il nostro passo e non assumere il ritmo dell’altro; così, è successo di partire insieme la mattina, distaccarci – a volte anche di km – e ritrovarci al primo punto di ristoro.

Il ritmo della giornata

Durante il Cammino di Santiago, la giornata si svolge con un preciso ritmo e cadenze: sveglia alle 4.00; lavarsi; ripiegare e riporre sacco a pelo ed effetti personali; fare colazione in albergue – come si chiamano gli ostelli che ospitano i pellegrini; partire – il massimo sarebbe alle cinque, quando è ancora notte ed utilizzare le prime ore del giorno per fare almeno un terzo del percorso giornaliero; fermarsi dopo circa una decina di km, per ristorarsi, far riposare i piedi e cambiarsi le scarpe; proseguire fino massimo alle 12.30, poi fermarsi per pranzo e fare la siesta; ripartire intorno alle 15.00 e percorrere l’ultimo tratto fino alla tappa della notte. Noi abbiamo cercato, il più delle volte, di arrivare intorno alle 17.00/17.30 nell’albergue dove avremmo passato la notte, questo per due semplici motivi: il primo è quello di arrivare un po’ prima di cena e godersi il nuovo paese, o città – magari facendo amicizia con altri pellegrini; il secondo – fondamentale – è che, dopo quell’ora, la maggior parte degli ostelli comunali o privati raggiunge il limite massimo di posti letto, quindi si rischia di restare fuori. A noi è successo ad Astorga, il secondo giorno, di arrivare così tardi da dover girare tutta la città per trovare un ostello con ancora tre posti letto! A nostre spese, abbiamo imparato a rispettare questo ritmo della giornata, attraversando la brulla Castiglia: se non parti presto, arrivi tardi; se non fai le pause, i piedi si riempiono di vesciche; se non ti fermi durante la siesta, rischi di prendere un’insolazione ed avere la febbre. Del resto, è stato proprio questo ritmo con cui trascorrevamo i giorni, ad insegnarci a rallentare, una volta ripresa la quotidianità. In quei 16 giorni, il nostro unico scopo era camminare, fermarsi, fare attenzione ai piedi e tenere in asse lo zaino.

Attrezzature necessarie

Non mi sento di dire che fossi particolarmente allenata per percorrere il Cammino di Santiago; certo, avevo una forte predisposizione alla camminata, ma di certo non andavo a correre le mezze maratone! Ho deciso, invece, di dare la massima priorità all’attrezzatura di viaggio: in questo, il buon Decathlon viene in soccorso di qualsiasi pellegrino, o slow traveler, proponendo un’ampia scelta di prodotti utili per il viaggio. Ecco perché, prima di partire, siamo andate, armate di lista della spesa, a prendere il necessario che, in buona sostanza, consiste in: zaino – non bisogna accontentarsi di un bagaglio non tecnico, ne va della propria salute – sacco a pelo, con relativa

copertina, scarpe da walking e sandali aperti – non ci siamo vergognate di indossarli con il mitico calzino bianco, del resto è la moda del pellegrino! Prima di partire, è necessario richiedere il documento di viaggio ufficiale del Cammino, ovvero la credencial; per farlo ci sono i referenti regionali che si occupano del suo rilascio e di fornire indicazioni utili. Noi non abbiamo fatto in tempo a richiederla e, tranquillamente, l’abbiamo ottenuta il primo giorno di Cammino, presso un dormitorio poco distante da Leòn. La credencial è necessaria sia per ottenere rifugio per la notte, presso gli ostelli del cammino, sia per ricevere, una volta a Santiago de Compostela, la compostelana – che attesta l’avvenuto pellegrinaggio. Per quanto riguarda l’equipaggiamento, esistono – oltre che diversi forum di consigli – tantissimi tutorial su YouTube, che spiegano cosa portare e, soprattutto, come riporlo per non appesantire lo zaino. Il mio peso giornaliero era di circa 6 kg, il 10% del mio peso, in relazione all’altezza. Bastoncini da nord walking? Utili, anche se io ho trovato lungo il percorso un bastone – soprannominato Gandalf – che mi ha alleviato le salite ed agevolato le discese. Ero così legata a lui in quei giorni che a Santiago ho deciso di impacchettarlo e portarlo via con me.

Un viaggio sostenibile

Definirei il Cammino di Santiago un viaggio sostenibile, sia economicamente, sia dal punto di vista ambientale. Non servono tanti soldi, ogni spesa può essere definita in base alla propria esigenza di viaggio e, soprattutto, camminando non si inquina! Come livello di spesa, tolto l’equipaggiamento e gli spostamenti per iniziare il Cammino, che sono soggettivi, abbiamo speso circa 500 euro a testa, tra pasti, notti &varie, in 18 giorni totali. I prezzi degli ostelli sono assolutamente accessibili, anzi alcuni si fanno pagare per la notte con un’offerta libera. La spesa media per mangiare e dormire in un albergue va dai 9 euro ai 15, a seconda se esso sia comunale o privato.

Un viaggio come condivisione

Per noi, ma pensiamo di parlare anche a nome di altri pellegrini, il Cammino di Santiago può riassumersi in una parola: condivisione. Si impara ad essere meno individualisti, aiutare l’altro in difficoltà e, soprattutto, chiedere e dare consigli. Se non avessimo condiviso il viaggio con altre persone, non solo non avremmo conosciuto i racconti di altre belle anime, ma saremmo andate incontro anche a molti pericoli lungo il percorso: il consiglio che mi sento di dare a chi vuole intraprendere quest’esperienza è quello di saper ascoltare e dare importanza all’opinione altrui. Questo è uno di quei viaggi in cui parti da solo – o, come noi, in tre – e ti ritrovi a Santiago, di fronte la cattedrale, a farti la foto di gruppo con altre quaranta persone! E quelle stesse persone, adesso, sono ancora presenti nel cuore.

E adesso che si fa?

Se il Cammino di Santiago ha rappresentato il mio battesimo come viaggiatrice, le esperienze che sono venute dopo, come coppia, ci hanno permesso di avvicinarci sempre di più a quello che per noi dovrebbe essere il vero concetto di viaggio. Un viaggiatore non è quello che usa le sue ferie di agosto per aggiungere un’altra tacca al mappamondo, ma una persona che riesce a sentire l’energia di un luogo nuovo, ovunque esso sia. Da quando abbiamo deciso di raccontare le nostre avventure, sono cambiate anche le nostre priorità in quanto viaggiatori: pensiamo di avere una missione in più, per far si che ognuno diventi responsabile del proprio modo di viaggiare. Ecco perché il nostro percorso andrà il più possibile verso lo slow travel e il concetto di viaggi ecosostenibili. Il massimo sarà arrivare a fare di questo il nostro lavoro principale… ma andiamo con calma: chissà cosa ci riserverà il futuro!

Ringraziamenti

Uno dei nostri sogni è fare il Cammino di Santiago, ma per via di altri progetti è stato sempre rimandato. Quando ho sentito per telefono Marghe & Samu, sono rimasto affascinato per l’emozione che metteva Marghe nel raccontare il suo Cammino trasformativo. La prima domanda che ho fatto è stata: come si affronta il Cammino di Santiago? Beh, loro sono stati ancora più bravi, hanno scritto e CONDIVISO raccontando la loro avventura da Leòn a Santiago. Grazie!

Un caloroso abbraccio da viaggioltreillimite

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